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Quanto è bello Linux

Jul 23, 08 • Linux, Open SourceComments Off on Quanto è bello LinuxRead More »

Sono ormai passati molti anni da quando un mio amico mi fece scoprire il sistema operativo Linux. Da quel giorno, fino a tre anni fa, l’ho sempre considerato una sorta di balocco con il quale “spippolare” (sinonimo di “smanettare”: termine gergale con il quale si definisce l’attività di curiosare tecnologie informatiche, anche in modo piuttosto serio) senza essere mai veramente produttivo.

Ma tre anni fa mi è capitata l’occasione di confrontarmi con l’installazione di un vero server per il CSL (Laboratorio di ricerca con per il quale lavoro). Non fu facile inizialmente perché quando hai la responsabilità di dati e sistemi che realmente vengono usati e non sono una sterile simulazione, le cose si fanno un tantino più complicate. Come spesso mi succede non mi sono arreso e dopo essermi documentato, mi sono poi buttato nel lavoro e, fino ad adesso, le cose stanno funzionando.

Da quel giorno ho continuato, ed ancora continuo, a gestire quel server e ad approfondire le mie conoscenze nel mondo Linux. La vera svolta però c’è stata un mese fa quando, esasperato dal nuovo sistema operativo di Microsoft, ho deciso di utilizzare Linux anche sulla macchina che uso per lavorare come web designer e sviluppatore. Beh, non ci crederete! Il sistema funziona benissimo e il passaggio non è stato drammatico come pensavo.

La macchina svolge il suo lavoro egregiamente e per quanto riguarda i software in versione Windows dei quali non posso fare a meno, ho utilizzato una macchina virtuale efficente e gratuita nella quale ho installato il sistema Microsoft (Virtual Box). Per necessità ho inoltre scoperto un sacco di software che mi hanno permesso di continuare il mio lavoro senza traumi, anzi migliornadolo ancora un po’.

Ci sono anche delle note negative. La prima è che, come ormai è noto, i sistemi Unix like non sono adatti a persone che non abbiano una certa confidenza con l’informatica: soprattutto quando qualcosa non funziona ed è necessario mettere le mani nei file di configurazione. In secondo luogo le distribuzioni non riescono a essere completamente compatibili con macchine non certificate Linux, che, in generale, significa rinunciare ad alcune funzionalità, solitamente non fondamentali, ma che possono infastidire i più sofisticati. Una terza ed ultima osservazione riguarda la rinuncia ad alcuni software che non sono realizzati per Linux ed ai quali si deve rinunciare (a meno di non utilizzarli attraverso una macchina virtuale, come ho descritto sopra).

Concludendo, spero che sempre più persone passino ai sistemi Linux come ambienti desktop, proprio per la loro efficenza e la possibilità di entrare in un mondo interessante come l’open source, almeno fino a quando i computer Apple non costeranno meno. 😉

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